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Asino ignorante: perché si dice così?

Gianni Sartori
Gianni Sartori
2025-03-25 13:28:46
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È un insulto che richiama l’ignoranza e l’umile condizione di chi appartiene ai livelli inferiori della società. È il riflesso del disprezzo sociale per chi è povero: disprezzo che la lezione evangelica combatte senza riuscire a sradicarlo nemmeno in chi cristiano si professa. Oggi l’asino è una realtà concreta abbastanza ridotta. E il 96,2% di tale popolazione si trova in Asia, Africa e America Latina. Vale a dire: è appannaggio di realtà povere.
Pericle Bernardi
Pericle Bernardi
2025-03-16 04:12:12
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Del resto nell’immaginario collettivo è risaputo che l’animale da soma è il simbolo della stupidità e della testardaggine. A confermarlo ci pensano anche le definizioni stesse dei dizionari di lingua italiana che, nel senso figurativo della parola, descrivono una persona ignorante e incapace. Non è molto chiaro il motivo che ha portato nei secoli a considerare l’asino come creatura poco intelligente, fatto sta che sono tante le storie, le favole e persino le leggende che lo dipingono così.
Rosita Galli
Rosita Galli
2025-03-16 03:33:35
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Come simbolo dell’ignoranza, della zotichezza e della caparbietà ha dato origine a una larga serie di locuzioni e di modi di dire: essere, parere un a., essere un a. calzato e vestito, di persona rozza e ignorante; e come apostrofe o titolo ingiurioso: asino!, pezzo d’a.!, quell’a. di ...; duro, cocciuto come un a..
Maddalena Ferraro
Maddalena Ferraro
2025-03-16 02:48:39
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Le ragioni possono essere diverse, probabilmente questo appellativo deriva dal fatto che l’asino è un animale più lento e fermo del cavallo, è meno propenso al movimento e alla velocità e quindi considerato più testardo e restio all’obbedienza, e dunque meno adattabile.
Rosanna De Angelis
Rosanna De Angelis
2025-03-16 01:13:42
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Le ragioni possono essere diverse, probabilmente questo appellativo deriva dal fatto che l’asino è un animale più lento e fermo del cavallo, è meno propenso al movimento e alla velocità e quindi considerato più testardo e restio all’obbedienza, e dunque meno adattabile. Altre testimonianze invece riportano il fatto che gli occhi dell’asino non siano capaci di guardare in alto e quindi nel Medioevo si credeva che l’asino non fosse un animale spirituale in grado di guardare il cielo, e che fosse un animale destinato solo alla terra e al lavoro (non adatto al Cielo e a Dio). Anche la sua vocalizzazione non aiutò la reputazione, essendo il raglio un suono stridente spesso associato ad una “risata alcolica” come la descrivono alcuni scritti nel 1700.