Come si saluta in Sicilia?

Marieva Gentile
2025-04-02 00:54:46
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Lo riconoscete subito: un breve e gentile bip che vi fa capire che dietro di voi c'è qualcuno che non ha fretta. Questo è il clacson degli amici, usato per salutare. Perché dilungarsi ad abbassare il finestrino e gridare a voce alta, quando possiamo risparmiare tempo e fatica? Quello amichevole è anche il suono che sentite mentre il guidatore passa davanti al bar del paese, per far sapere a tutti che è lì e che il caffè/aperitivo è confermato.

Gavino Romano
2025-04-01 23:32:44
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La parola assabbinidica è una formula di saluto diffusa della lingua siciliana, equivalente al "Ciao!" italiano; di solito è rivolta a persone anziane o aventi una certa autorità. È utilizzata come formula di benvenuto e di congedo. Il significato del sostantivo è "Che Dio ti benedica".
Alcune varianti sono: Sabbinidica o Assabbinidica = Ella mi benedica, da vossia (mi) benedica, Vassia/vussia sabbinidica= "Vostra signoria (mi) benedica", Vuscenza sabbinirica = "Vostra eccellenza (mi) benedica".
Si risponde con Santu (Santo), Binidittu (Benedetto), santu e riccu nzinu a Pasqua (Santo e ricco fino a Pasqua), Santu, riccu, e cu bonu distinu (Santo, ricco e con buona fortuna), oppure con Binidittu Iddiu (Dio).

Nicola Piras
2025-04-01 22:48:06
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Tanti saluti!
Tanti auguri e saluti ê wikipediani siciliani!
Freddie saluta u pubbrìcu.

Caterina De rosa
2025-04-01 19:56:37
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Se vi è capitato di parlare con i vostri nonni o bisnonni, o se avete qualche ricordo personale risalente alla Sicilia fino agli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, certamente conoscete il saluto per eccellenza, il più ossequioso da rivolgere a chiunque.
Parliamo di Sabbinidìca, diffuso anche nelle varianti Assabbinidìca, Sabbinirìca, Sabbenerìca, precedute talvolta da Vossia o da Voscenza.
In italiano si tratterebbe di una formula traducibile con vostra signoria mi benedica davanti a Dio, a indicare il rispetto nutrito nei confronti del proprio interlocutore.
Di fronte a tanta riverenza, la risposta poteva essere di vario tipo.
Alcuni preferivano limitarsi a un Santu, altri a Binidittu, altri dicevano invece Santu e riccu, Santu e riccu nzinu a Pasqua, Santu, riccu e ccu bonu distinu o anche Binidittu Iddiu.
Ciascuna a modo suo era una maniera di ricambiare la cortesia, augurando ogni bene alla presenza del Signore.

Emanuela Testa
2025-04-01 19:55:49
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D’altronde quella delle vasata è materia assai intricata dalle nostre parti. Partendoci dal fatto che quando ci si saluta fra uomini ci si danno due baci e tra uomo e donna solamente uno. Sappiamo per certo che il bacio come saluto era già praticato nell’antica Roma. Gli eschimesi non si baciano ma si strofinano la punta del naso, i finlandesi il bacio lo chiamano “suukko”.
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